| Lo Scandalo pedofilia nella Chiesa in Germania |
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La denuncia II vescovo di Ratisbona in una lettera aperta ai genitori: «Episodi di pedofilia dal 1958 al 1973» Germania, abusi nel Coro di voci bianche L'ex direttore, fratello maggiore del Papa: «Mai saputo niente» Danilo Taino Il ritratto Nella sua casa, vicino alla cattedrale La sera più lunga di una vita spesa fra musica e preghiere Una giornata amara per padre Georg Corriere della Sera 6 marzo 2010 DAL NOSTRO INVIATO RATISBONA (Baviera) — Un anziano con i capelli bianchi che legge il breviario seduto al tavolo della cucina, pianterreno di una casa rossa, d'angolo, a duecento metri dalla cattedrale di San Pietro a Ratisbona, dove ha diretto il Coro di voci bianche per trent'anni, fino al 1994. Attorno al tavolo, due signore, capelli bianchi anche per loro, le perpetue si sarebbe detto un tempo: Frau Agnes Heindi, la domestica, cuoca, aiutante di una vita, e un'amica. E' la serata di ieri di Georg Ratzinger, fratello maggiore di Benedetto XVI, in una delle giornate meno belle della sua lunga vita. Libri, crocefissi, fotografie di gatti, una delle passioni del Papa. Il mondo gli chiede cosa sa. Lo scandalo che è scoppiato nel Coro della cattedrale, che ha guidato dal 1964 al 1994 lo ha sfiorato: abusi sessuali contro, forse, i ragazzi del suo Coro, condotti nel convitto e nella scuola che lo affiancano. Violenze che fanno barcollare la Chiesa cattolica tedesca, ogni settimana due o tre collegi accusati di atti violenti contro i giovani. Poteva non sapere? In teoria, poteva. Era il direttore musicale del Regensburger Domspatzen, i passerotti del Duomo, Coro mitico fondato più di mille anni fa. Dirigeva i ragazzi e insegnava loro la musica, suonava il pianoforte, non si occupava necessariamente di dove mangiassero e di come dormissero. Il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Muller, ha comunque assicurato un'inchiesta, per capire cosa successe tra il 1958 e il 1973, quando pare siano avvenuti gli abusi rivelati ieri. Georg Ratzinger, nato nel gennaio 1924, tre anni prima del fratello Joseph, ha d'altra parte diviso la vita tra la religione e la musica. Già a il anni suonava l'organo della chiesa, a Pleiskirchen, e negli Anni Trenta studiò musica al seminario di Traunstein. Dopo la guerra e la prigionia a Napoli riprese a studiare, da prete e da musicista. Diventato direttore del Coro di Ratisbona, voci bianche di giovani e voci virili di uomini, fu la persona chiave che coronò il successo intemazionale del gruppo: Mozart e Bach eseguiti in tutta la Germania, a Taiwan, in Canada, negli Stati Uniti, in Giappone, in Scandinavia, in Vaticano e in registrazioni per la Deutsche Grammophon. In pensione dal 1994, è canonico di Ratisbona da un anno. Una vita, insomma, dedicata alla preghiera, alla musica, all'insegnamento. Ispirata da una famiglia cattolica e di grande impegno civile: il prozio — anch'egli di nome faceva Georg — era prete, riformatore, economista oppositore del liberalismo di Adam Smith e politico, membro del parlamento della Baviera e poi del Reichstag tedesco nel Diciannovesimo Secolo. Storia solida e colta che ha segnato i fratelli Ratzinger, Georg, Joseph e Maria. Ieri sera, nella casa di Georg in Luzengasse 2, non c'era però la musica di Mozart e di Beetho-ven. Una malinconia fredda e difficile, invece. Come i problemi della Chiesa in Germania che il fratello Joseph deve ora risolvere Danilo Taino. Vaticano E a giorni il Pontefice renderà pubblica la lettera ai cattolici irlandesi: sdegno e vergogna La Santa Sede gioca d'anticipo «Trasparenza cristallina» I vescovi tedeschi studiano un «gruppo di lavoro» sulle violenze di Gian Guido Vecchi Corriere della Sera 6 marzo 2010 CITTA DEL VATICANO — Dal punto di vista personale, non c'è forse nulla che possa addolorare di più Benedetto XVI di un attacco contro l'amatissimo fratello maggiore. Georg Ratzinger, 86 anni, è la famiglia di Joseph. «Dall'inizio della mia vita, mio fratello è stato sempre per me non solo un compagno, ma anche guida affidabile», ha raccontato. «E stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili». Chiarezza, appunto. Oltretevere si ripete che la linea di Benedetto XVI, dall'Irlanda all'Olanda alla Germania, è e sarà di «tolleranza zero» contro i preti pedofili e chi li copre: processi avocati all'ex Sant'Uffizio, riduzioni allo stato laicale, denunce alla magistratura, la Santa Sede sta pure lavorando all'«aggiomamento» e quindi alla modifica dello stesso diritto canonico, per rendere più «rapida e efficiente» la normativa contro la pedofilia. E, soprattutto, trasparenza, «anche sulle cose del passato più remoto, perché non si dica che si vuoi nascondere qualcosa». Per questo, ieri mattina, mentre dalla Germania rimbalzava la notizia dei casi di pedofilia «nell'ambiente» del coro di Ratisbona, nell'Appartamento papale non c'è stata sorpresa, il vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Muller, il primo a parlarne, è conosciuto e apprezzato da Benedetto XVI e tra l'altro è curatore dei Gesammelte Schriften di Joseph Ratzinger, le «opere complete» che si stanno pubblicando da Herder. Il presidente dei vescovi tedeschi, Robert Zollitsch, sarà ricevuto dal Papa venerdì prossimo. Difficile pensare che l'iniziativa della lettera pubblicata su Internet e la conferenza stampa sul caso Ratisbona fossero state decise senza che Benedetto XVI ne fosse già informato. Oltretevere si spiega che la Santa Sede ha voluto, per così dire, «giocare d'anticipo»: e raccontare come stanno le cose «a scanso di possibili speculazioni», prima che la vicenda finisse da sé sui giornali. Nessun imbarazzo: solo il timore che da qualche parte partissero schizzi di fango. Meglio chiarire subito i fatti: il caso accertato di pedofilia prima che monsignor Georg divenisse direttore del coro, gli altri (fondati) sospetti di abusi che riguardano tuttavia la scuola e il collegio — istituzioni collegate al coro, non il coro in sé. Precisazioni per allontanare le ombre dal fratello del Papa. Resta la gravita dei fatti. «La Santa Sede sta prendendo molto sul serio lo scandalo pedofilia in Germania», è stato l'unico commento ufficiale. Ovunque si proseguirà con la linea della «trasparenza cristallina», tanto che a giorni il Papa renderà pubblica la sua lettera ai cattolici irlandesi e tutto il suo «sdegno, tradimento, vergogna». Che i vescovi tedeschi lavorino in sintonia con Roma lo dimostra del resto la creazione di un «gruppo di lavoro» sugli abusi: tra le altre cose, avvertirà la magistratura dei casi di cui viene a conoscenza.
IL FOCUS I frati si sono specializzati nel pronto soccorso ai religiosi in grave crisi di F. Giansoldati Messaggero 6 marzo 2010 CITTA' DEL VATICANO - Non vogliono essere conosciuti, ne liquidati sic et simpliciter come i frati che gestiscono le case di cura specializzate per i preti pedofili. Sarebbe ingeneroso, dato che la Congregazione di Gesù Sacerdote gestisce un ampio ventaglio di opere caritative nel mondo. Ma sono proprio loro, i Venturini, come vengono chiamati, ad intervenire nei casi di emergenza, a non sottrarsi mai davanti ai casi più "difficili. Una specie di pronto intervento diocesano. Non si tirano indietro nemmeno se si presentano dei preti reietti con la coscienza sporca di azioni orrende come gli abusi sui bambini. Santa Madre Chiesa è anche questo: non nega aiuto a nessuno, specie se il peccatore riconoscendo lo sbaglio implora di essere sottratto all'emarginazione, all'inferno dei sensi di colpa senza speranza alcuna. «Noi lavoriamo coi vescovi, quando questi ce lo chiedono; siamo al servizio della Chiesa per aiutare i sacerdoti ad essere santi. Non è giusto dire che lavoriamo solo per soccorrere i preti pedofili. Soccorriamo tutti coloro che hanno bisogno di essere affiancati per un percorso personale». Padre Giuseppe Pasto, padre superiore della Congregazione di Gesù Sacerdote, non vuole aggiungere di più. Di fatto in Italia esiste da tempo una congregazione di religiosi che tra le attività pastorali, svolge un servizio di supporto psicologico ai consacrati di varia natura, si occupano tanto del sacerdote che ha una semplice crisi vocazionale e non sa più se deve continuare su questa strada, a quello con la depressione e si attacca alla bottiglia, a chi ha problemi di droga, a chi si è ammalato di Aids, fino ai casi di coloro che ammettono di essere patologicamente attratti dai bambini. «La casistica è ampia, vi sono consacrati alle prese con dei ripensamenti sul proprio sacerdozio, altri invece che hanno a che fare con storie decisamente pesanti» fanno sapere da una di queste residenze comunitarie. In Italia finora sono pochissimi i sacerdoti condannati a pene detentive di pedofilia, rispetto ad altre nazioni. "Probabilmente è perché la selezione del clero nei seminari è stata più rigorosa che in altri luoghi e perché vi è un tessuto cattolico più vivo" fanno sapere in Vaticano. La Congregazione dei Venturini si occupa di loro da una sessantina d'anni, da quando negli anni Quaranta, Pio XII manifestò ad un sacerdote di Chioggia, l'intenzione di fondare un'opera per i preti in difficoltà. Detto fatto. La prima casa fu aperta ad Intra, sul lago Maggiore, l'altra a Trento e con l'aiuto di padre Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica, ebbe origine una delle attività meno note in assoluto. Padre Fincato, tempo addietro, a Famiglia Cristiana confidò che «è difficilissimo seguire i preti pedofili. Come tutti gli altri pedofili anche il prete nega, si nasconde, mente. Dobbiamo stare attenti ai suicidi». L'analisi Corruzione e devozione di FRANCESCO MERLO Repubblica 6 marzo 2010 L'ira di Benedetto XVI convocato in Vaticano il capo del clero tedesco CITTÀ DEL VATICANO— Il pugno del Papa tedesco non farà sconti alla Chiesa di Germania. Così come appena due settimane fa. Benedetto XVI ha alzato la voce con i vescovi irlandesi, convocati a Roma con l'accusa di aver omesso i controlli e nascosto per anni i casi di abusi sessuali, adesso Ratzinger si appresta a usare lo stesso metro con chi ha sgarrato nel suo Paese d'origine. Nessuna linea morbida, nemmeno con la madrepatria. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, l'arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, affronterà con il pontefice la questione dei preti pedofili in un'udienza fissata in Vaticano il 12 marzo, la prossima settimana. L'annuncio è arrivato dal portavoce dell'organismo, Matthias Kopp, precisando che «ogni anno in primavera il presidente dei vescovi tedeschi incontra il Papa per informarlo sull'assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca e, quest'anno, quello degli abusi sessuali è uno degli argomenti in agenda». Un incontro di routine? Non del tutto. Visto che ieri, nemmeno tre ore dopo il primo, sorprendente lancio d'agenzia che dava la notizia sulle rivelazioni del vescovo di Ratisbona per gli abusi registrati in passato nel coro diretto dal fratello del pontefice, monsignor Georg Ratzinger, arrivava con precisione la data dell'udienza papale. Nel frattempo, la sala stampa della Santa Sede aveva assicurato che in Vaticano si stava seguendo la questione «con la massima attenzione», .«valutando anche le ultime notizie relative al fratello del pontefice», rimandando al comunicato via web della diocesi di Ratisbona e alla dichiarazione radiofonica di monsignor Georg di essere all'oscuro della storia. Lo scorso febbraio, a Friburgo al termine dell'assemblea generale dei vescovi tedeschi, monsignor Zollitsch aveva detto:«Come ogni anno, dopo l'assemblea generale partirò presto per colloqui a Roma. Nel corso della mia visita al Papa tratterò la tematica di abusi sessuali». Ora l'incontro potrebbe essere stato anticipato. Nel suo Appartamento papale ieri Benedetto XVI è stato descritto come piuttosto contrariato per un caso che, eppure, sfiora il nome del fratello solo per inevitabile associazione alla vicenda. Ma nei Sacri Palazzi la storia suscita allarme e preoccupazione, soprattutto per le ripercussioni sull'opinione pubblica. Già aperto è l'intero capitolo dello scandalo per gli abusi scoppiato in Germania, e duramente riportato in una recente copertina di Der Spiegel. Una storia che ha coinvolto la compagnia di Gesù, si è via via allargata fino a raggiungere l'arcidiocesi di Monaco e il monastero benedettino di Ettal, centro di formazione per le élite tedesche. E poi il clamore intemazionale dovuto alla vicenda dei vescovi irlandesi, a cui è seguita la reprimenda del Papa. Nel caso dell'abbazia di Ettal, anzi, dove il procuratore che sta investigando gli abusi, Thomas Pfister, parla di un «regime di terrore» per alunni che venivano abusati «sessualmente, psichicamente e fisicamente», i monaci hanno chiesto l'invio di un visitatore apostolico. Da Roma, immediato, è arrivato il "sì". © RIPRODUZIONE RISERVATA Lo scandalo pedofilia arriva nel coro del fratello del Papa Il vescovo di Ratìsbona:"In passato ci furono abusi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ANDREA TARQUINI Repubblica 6 marzo 2010 BERLINO — È accaduto anche a Ratisbona, probabilmente anche nel collegio del Coro dei Domspatzen, i "Passeri del Duomo", quello che per trent'anni fu diretto da padre Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI. E nell'antico chiostro benedettino di Ettal, dove ieri un padre è stato arrestato: metteva su Internet foto di minorenni nudi. L'innocenza violata dietro le mura di collegi e cori religiosi, bimbi e ragazzi brutalmente percossi, intimiditi, e spesso vittime di abusi sessuali. Lo scandalo delle criminali perversioni pedofile in scuole e istituzioni religiose si allarga a macchia d'olio. Emergono realtà atroci che superano ogni immaginazione. L'immagine della Chiesa cattolica è a pezzi nella patria natale del pontefice. Le agghiaccianti notizie sono state confermate ieri mattina in una conferenza stampa della diocesi di Ratisbona, organizzata dal vescovo, monsignor Ludwig Muller, e dalla lettera dei responsabili del Coro. A Ettal nel frattempo emergono orrori agghiaccianti: almeno cento casi di violenze, spesso compiute dai monaci sui confratelli più giovani. Decenni di crimini e terrore. Si presume che maltrattamenti, percosse, abusi sessuali abbiano colpito bimbi e minorenni dal 1958 al 1973. Non è chiaro, sottolineano i presuli, se «questi episodi vergognosi» siano avvenuti nel Coro, o nella scuola religiosa locale. Dal 1964 al 1994, padre Georg Ratzinger, fratello del pontefice, ha diretto il Coro. «Non ho mai saputo nulla, non sono mai stato a conoscenza di simili episodi», ha detto ieri mattina intervistato dalla Radio bavarese. «Non importa che si tratti di episodi di mezzo secolo fa, vogliamo fare piena luce», dice l'episcopato di Ratisbona. «Siamo scossi e costernati, chiediamo alle vittime di contattare la psicologa dottoressa Bohm o i dirigenti del Coro, daremo loro aiuto, conforto, vogliamo aiutarli a tornare alla luce e alla dignità dopo le tenebre e l'abisso dei crimini vergognosi chehanno subito». Ma il resoconto sembra un giallo, pieno di misteri. Almeno due religiosi, l'ex responsabile del ginnasio musicale di Ratisbona e l'ex direttore dell'internato del duomo, furono denunciati perché sospettati di aver compiuto abusi sessuali. Perché allora i sospetti rimasero sotto silenzio, perché se ne parla solo oggi? E perché alcuni, come lo stesso padre Georg, pretendono di non averne saputo nulla? Entrambi i colpevoli accertati sono deceduti. Ma decenni addietro, scoperti e denunciati, furono processati e condannati dalla giustizia a pene detentive, ed esclusi dalla Chiesa. Lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa tedesca era scoppiato in gennaio, con le denunce dei casi al Canisius, il prestigioso ginnasio berlinese dei gesuiti. Poi sono emerse testimonianze di violenze da Amburgo a Colonia, da Bonn a Monaco, da ogni angolo del Paese. Il governo Merkel ha sottoposto la Chiesa a un crescente pressing: Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ministro della Giustizia, l'ha accusata di non fare abbastanza. Dal 22 al 25 febbraio la Conferenza episcopale, riunita a Friburgo sotto la guida del suo presidente, monsignor Robert Zollitsch, ha «chiesto il perdono dei fedeli, piena di senso di vergogna e di shock per questi atti orrendi». E ha avviato un'inchiesta nei suoi ranghi e nelle sue scuole e istituzioni, promettendo piena luce e tolleranza zero. Male ombre su Ratisbona sono troppe. Il 12 marzo, Zollitsch sarà a rapporto in Vaticano. Parla il cardinale tedesco Kasper. E Ratzinger prepara una lettera al clero sulla pedofilia "I colpevoli devono pagare ora la Chiesa faccia pulizia" di ORAZIO LA ROCCA Repubblica 6 marzo 2010 CITTÀ DEL VATICANO—«Gli abusi sessuali sui minori da parte di esponenti del clero sono atti criminali, vergognosi, peccati mortali inammissibili. Azioni ignobili tra le più oscuri della Chiesa. Fa bene il Santo Padre a fare chiarezza, pretendendo la tolleranza zero verso chi si macchia di colpe tanto gravi». Non nasconde rabbia, delusione e vergogna il cardinale tedesco Walter Kasper, di fronte ai nuovi casi di pedofilia rimbalzati ieri anche dallo storico coro del duomo di Ratisbona. Presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, Kasper è uno dei più stretti collaboratori del connazionale papa Ratzinger, essendo anche membro di importanti dicasteri come la Congregazione per la Dottrina della Fede, i Testi legislati, il Dialogo interreligioso e il Supremo Tribunale della Signatura Apostolica (la «cassazione» vaticana). Un cardinale, dunque, esperto di dialogo, ma anche di morale e di diritto canonico che di fronte i «nuovi e vecchi casi di violenze sessuali sui minori» dice ad alta voce: «Basta! Bisogna fare pulizia sul serio nella nostraChiesa. E il Papa non sta ceramente a guardare!». Ne è prova — ricorda il porporato — quanto Beedetto XVI ha già fatto pretendendo le dimissioni di quei vescovi irlandesi che hanno coperto i sacerdoti pedofili. «Ma siamo certi che il Santo Padre non si fermerà qui», assicura Kasper. Quasi un indiretto preannuncio sulla tanto attesa lettera che il Papa in questi giorni di Quaresima avrebbe dovuto scrivere alla Chiesa d'Irlanda, ma che — stando a quanto circola in Vaticano — Benedetto XVI starebbe «ripensando» alla luce dei nuovi casi emersi in Germania e in Olanda. Cardinale Walter Kasper, cosa prova davanti ai nuovi casi di pedofilia ammessi dal vescovo di Ratisbona? «Grande tristezza, profonda delusione, dolore e tanta, tanta rabbia. Di fronte a crimini così gravi, consumati ai danni di minori innocenti da parte di sacerdoti e religiosi, non c'è nessuna giustificazione, nessuna tolleranza. I colpevoli devono essere condannati e le vittime risarcite». Il Papa avrebbe dovuto inviare una lettera all'Irlanda per stigmatizzare gli abusi sessuali del clero. E' vero che ci ha ripensato e che potrebbe scrivere una lettera per gli stessi problemi a tutti i sacerdoti? «Certamente non posso sapere cosa ora stia pensando il Santo Padre in merito a questa famosa lettera alla Chiesa d'Irlanda. Di certo, immagino che una problematica così scabrosa emersa, purtroppo, non solo in Irlanda, ma anche in Olanda, Germania e negli Usa, meriti una analisi più generale, che magari abbracci la Chiesa universale e non una sola nazione. Ma è il Santo Padre che deve deciderlo». Ma perché persone consacrate si macchiano di delitti tanto esecrabili? «Sì, si tratta di delitti esecrabili, imperdonabili, che vanno perseguiti con fermezza assoluta. E' un male che si è incuneato nella società, ma anche nella Chiesa che, come ben sappiamo, non è immune da peccati. Lo dico non per giustificare qualcuno, ma solo per prendere atto di unatragedia umana di fronte alla quale siamo interpellati tutti, Chiesa, società civile e uomini di buona volontà, senza nascondere la verità, senza tolleranza e affidando allagiustizia civile i responsabili di delitti tanto orrendi». Manifesto 6 marzo 2010 GERMANIA "Nessuna accusa, ma Georg Ratzinger lo ha diretto per 29 anni Preti pedofili al Domspatzen, il coro del fratello del papa di Guido Ambrosino BERLINO Le violenze subite dai ragazzi del coro «I passeri del duomo di Ratisbona» sono solo un capitolo, il più recente ma certo non l'ultimo, in un'ondata di rivelazione sui maltrattamenti sessuali nelle istituzioni cattoliche tedesche: scuole, collegi, orfanatrofi, parrocchie. Si è cominciato a parlarne a fine gennaio, a proposito del Canisius di Berlino, rinomato collegio gesuita, e da allora settimana dopo settimana si sono aggiunte nuove denunce, da istituti dei salesiani e dei benedettini, dei salvatoriani e dei pallotini, dei maristi e delle caritatevoli sorelle di San Vincenzo da Paola. Parlare di singoli sviamenti è ormai impossibile: anche in Germania la dimensione strutturale della violenza sessuale sui minori è incontrovertibile. E strutturale è la tendenza della chiesa a rimuovere e a tacere, finché possibile. C'è però una circostanza che ha fatto scattare una particolare attenzione dei media per i Regensbwger Domspatzen, i passeri del duomo di Ratisbona. Tra il 1964 e il 1994 a dirigere il coro, in qualità di Kapellmeister del duomo, c'era il fratello del papa, Georg Ratzinger, ora 86enne e da tempo in pensione. Interpellato ieri dalla radio bavarese sugli abusi sessuali, Georg Ratzinger, ha cercato di scantonare - «non voglio dir niente su questo tema» - per poi aggiungere: «Non sono a conoscenza di nessun caso di abusi sessuali». E ha concluso con un «chiedetelo alla diocesi di Ratisbona». È stato proprio il vescovo il primo a parlarne, in una lettera inviata ai genitori dei ragazzi. Il portavoce del vescovado ha spiegato che sono arrivate «diverse testimonianze» su maltrattamenti a sfondo sessuale negli anni tra il 1958 e il 1973. Responsabili degli abusi sarebbero stati due religiosi, entrambi morti nel 1984, dopo aver subito condanne penali. Uno era insegnate di religione e vicedirettore della scuola frequentata dai coristi. L'altro direttore del collegio dove alloggiavano. Nei confronti del fratello del papa non ci sarebbe alcuna contestazione. Ma pare davvero strano che nei 29 anni in cui ha diretto il coro non si sia mai accorto delle angosce e dei traumi dei ragazzi, che ora, divenuti adulti, si rivolgono numerosi al vescovado per testimoniare. I ragazzi del famosissimo coro, chiamati a tenere concerti in tutto il mondo, frequentano a Regensburg un proprio ginnasio musicale, cui è collegato l'internato teatro degli abusi. Per gli ospiti dell'internato l'affidamento a educatori religiosi è pressoché totale, su tutto l'arco della giornata. Se per decenni era abitudine dei clerici non accorgersi mai di nulla, voltarsi dall'altra parte o chiudere tutti e due gli occhi, c'è però nella chiesa cattolica tedesca anche'una nuova generazioni di religiosi decisi a prendere il toro per le coma. Tra loro si può annoverare il rettore del Canisius-Kolleg di Berlino, padre Klaus Mertes, che a gennaio si è rivolto per lettera a 500 ex allievi, per dire che aveva appreso di abusi negli anni '70 e '80 e per esortarli a contattare l'avvocatessa Ursula Raue per testimoniare su queste viecende. Klaus Mertes ha tenuto conferenze stampa e ha affrontato apertamente l'argomento anche in un'assemblea con gli allievi del liceo intitolato a Petrus Canisius, teologo del IGesimo secolo e massimo promotore dell'ordine dei gesuiti in Germania. Da qui è partita una valanga di rivelazioni di cui non si vede la fine. La conferenza episcopale tedesca, riunita a Friburgo dal 23 al 25 febbraio, ha dovuto occuparsi dell'argomento. Il presidente, l'arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch, ha chiesto perdono alle vittime e ha promesso di «far luce sulla vicenda, senza false remore». Ha anche assicurato di parlarne col papa in occasione della sua prossima visita a Roma, in programma per il 12 marzo. Le assicurazioni di Zollitsch non sono però affatto bastate alla ministra della giustizia, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, che il 22 febbraio ha mosso alla chiesa un monito severo. Intervistata dalla prima rete della tv pubblica Ard, la ministra disse di non avere l'impressione che «i responsabili della chiesa collaborino in modo costruttivo con gli uffici del pubblico ministero». Al centro della sua critica una direttiva varata nel 2002 dalla conferenza episcopale, che prevede indagini preliminari interne nei casi di abusi sessuali. La ministra ha ricordato che «la violenza sessuale a danno di minori è un delitto che va obbligatoriamente perseguito, e nessuno può arrogarsi di decidere se convenga o meno sporgere denuncia. È assurdo che si cerchi ancora di giustificare questa direttiva». La Germania non è l'Italia baciapile, ma anche per gli standard tedeschi la fermezza della ministra è del tutto insolita, e prova la gravita della crisi. L'arcivesco Zollitsch ha perso le staffe, e il 23 febbraio ha lanciato un ultimatum, invitando la ministra a «ritirare la sua critica spropositata» entro 24 ore. Il giorno dopo è stato lui a dover fare marcia indietro, dopo una telefonata con la cancelliera Merkel che, se lasciava dichiarare al suo portavoce di «aver piena fiducia nella volontà dei vescovi di affrontare la questione», la pensa esattamente come Leutheusser-Schnarrenberger: a occuparsi dei preti pedofili e violenti non devono essere comprensive commissioni vescovili ma pubblici ministeri. E così giovedì 25 febbraio uno Zollitsch di nuovo mite dichiarava di considerare chiuso l'incidente. E ammetteva che alcuni punti della direttiva del 2002 potevano essere precisati: un apposito gruppo di lavoro è stato incaricato di presentare nuove formulazioni entro l'estate. La lezione dello scandalo tedesco di Aldo Maria Valli Europa 6 marzo 2010 È difficile dire se il problema, come sostiene con grande sicurezza Hans Küng, sia il celibato. La questione è delicata e controversa. Di certo, comunque, il dramma degli abusi commessi da sacerdoti deve indurre la Chiesa a un profondo ripensamento circa la formazione dei preti nei seminari. L’aspetto dell’affettività non può essere trascurato come non pertinente. In quanto uomo, il prete non è un essere anaffettivo. E il problema si pone fin dall’inizio, fin dai seminari minori frequentati da bambini e ragazzi di dieci, dodici anni. Occorre interrogarsi con coraggio e sincerità sulla relazione tra pedofilia e repressione della sessualità e dell’affettività. Occorre chiedersi chi sia il sacerdote: un funzionario di Dio, secondo la definizione di Drewermann, o un uomo completo? Proprio dal teologo e psicanalista tedesco arrivano sollecitazioni che la Chiesa non può più fingere di ignorare. Chi sono i candidati al sacerdozio? Chi approda nei seminari? Che cosa c’è dietro una vocazione? In Funzionari di Dio Drewermann (che il Vaticano ha sospeso dall’insegnamento) ha messo in chiaro che spesso ci sono personalità deboli in cerca di sicurezza, ci sono conflitti sessuali e parentali irrisolti, vere e proprie nevrosi, nodi psicologici assai intricati, di fronte ai quali la Chiesa agisce senza preparazione e spesso senza consapevolezza. Ma se fa così, come può continuare a proclamarsi «esperta in umanità»? «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene». L’esortazione di san Paolo, ripresa da Giovanni Paolo II, è più attuale che mai. Ma come fare il bene se non si riconosce la realtà per quella che è, se ci si rifugia in un mondo ideale e immaginario? Su questi temi cruciali il confronto fra cristiani di diverse confessioni rischia di ridursi a una battaglia per stabilire chi sia, fra tutti, il prete più stressato: il cattolico, il protestante o l’ortodosso? Ma che cosa si può costruire di valido in questo modo? L’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, ha detto all’Osservatore romano che al termine dell’anno sacerdotale, nel prossimo giugno, il Vaticano diffonderà un testo “incisivo” sulla formazione dei seminaristi. Anche se una commissione è al lavoro, monsignor Bruguès ha già spiegato qual è il messaggio che si vorrà lanciare: «Siete stati scelti, è un onore, siate felici di essere sacerdoti». Benissimo. Ma la felicità è qualcosa da proclamare o è un processo? Già nel modo di esprimersi la Chiesa dovrebbe abituarsi a fare i conti con la realtà. Proprio in occasione dell’anno sacerdotale il modello proposto ai preti è stato quello di un grande santo come Giovanni Maria Vianney, vissuto centocinquant’anni fa. È una proposta di altissima spiritualità, ma può bastare? Può dirsi adeguata, da sola, ai nostri tempi? E come evitare, in questo contesto, una riflessione su quelle che Benedetto XVI definisce giustamente «situazioni mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri»? Lo scandalo che in queste ore tocca la Chiesa di Ratisbona e il coro della cattedrale (ma in nessun modo, occorre dirlo, il fratello del papa) è ancora tutto da chiarire e sembra che riguardi casi piuttosto lontani nel tempo. Se da un lato occorre dire con forza che non è più tempo di coperture, insabbiamenti e omertà, deve essere altrettanto chiaro che a nessuno è lecito cercare surrettiziamente di coinvolgere il pontefice. Il presidente dei vescovi tedeschi, Robert Zollitsch, di fronte ai casi di abusi commessi da sacerdoti ha dichiarato che per prevenire tutto ciò occorre una formazione adeguata nei seminari. È la via giusta, ma anche i vescovi hanno bisogno di formazione in proposito. Formazione su come essere veramente padri e testimoni, e non soltanto superiori e burocrati. Proprio Zollitsch fra pochi giorni, il 12 marzo, sarà ricevuto da Benedetto XVI in Vaticano per informare direttamente il papa. È lo stesso metodo che Benedetto XVI ha utilizzato con i vescovi irlandesi. Ratzinger di certo non sta nascondendo la testa nella sabbia. Pedofilia. Cautela in Vaticano di Carlo Marroni Il Sole 24Ore 6 marzo 2010 La Stampa 6 marzo 2010 |



