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di Sara Strippoli La Repubblica 16 maggio 2010 Applausi, interventi attivi del pubblico, qualche risata di alleggerimento per un tema corposo, intenso. E di certo non facile. Ma il pubblico al Salone del Libro non teme di confrontarsi con gli argomenti più ostici, ha ricordato Ernesto Ferrero, e nella Sala Gialla - tutta esaurita ieri all´ora del pranzo per il dibattito sulla laicità dal quale parte l´appello degli editori contro la legge sulle intercettazioni - gli spettatori hanno ascoltato non lesinando commenti di critica o di assenso.
Un dibattito moderato dal direttore di Repubblica Ezio Mauro, durante il quale una brillante Rosy Bindi e un pungente Gustavo Zagrebelsky si sono incontrati-scontrati in un duetto stimolante evidenziando posizioni comuni e divergenze profonde. «Si è parlato fin troppo di laicità - dice il costituzionalista che manda in libreria l´ultimo suo saggio dal titolo Scambiarsi la veste Stato e chiesa al governo dell´uomo - due categorie che non coincidono necessariamente con quelle di credenti e non credenti. I laici sono coloro che antepongono alle verità dogmatiche la propria coscienza, i non laici sono coloro che post-pongono la loro coscienza ad un diktat che ritengono superiore». Non può esistere laicità quando la religione o le religioni ingeriscono negli affari dello Stato o quando lo Stato ingerisce nelle questioni, spiega Zagrebelsky: «La democrazia è il luogo dove dovrebbero esserci discussione e rispetto reciproci, senza condizionamenti esterni, ma la storia ha dimostrato che la Chiesa è sempre stata contro la democrazia». Critica nei confronti della Chiesa, ma insistente sulla necessità di un dialogo da non interrompere mai fra laici e cattolici, la presidente del partito democratico non ha difficoltà ad ammettere che «il peccato più grande che può commettere un credente è quello di pensare di possedere la verità, che è invece indispensabile ricercare continuamente. Il pensiero laico non deve però temere quello religioso per non cadere nel relativismo». Le reazioni si sono fatte sentire in sala quando Zagrebelsky ha ricordato le questioni concrete dell´8 per mille, i beni della Chiesa, la valutazione dell´ora di religione a scuola: «Il problema è che i cattolici democratici come Rosy Bindi dovrebbero farsi sentire, alzare la loro voce», è stato il suo appello accolto dagli applausi del pubblico della Sala Gialla. Non so quanti cardinali chiamino i parlamentari quando è ora di approvare una legge, è la replica secca di Bindi «e se così non fosse forse adesso i Dico oggi sarebbero approvati, ma è la politica a usare la Chiesa in modo improprio», insiste la presidente del Pd che questa volta incassa qualche commento critico dal pubblico della Sala Gialla. Tocca a Ezio Mauro trovare la sintesi finale: «L´alleanza della Chiesa è con il paganizzatore del nostro Paese, mentre mi augurerei che oggi la Chiesa fosse alleata della laicità». Fondamentale il peso della cultura dei cattolici nello Stato, ammette Mauro, «anche se speravo che, essendo quello di papa Ratzinger un pensiero forte, si potesse sottrarre più facilmente alle convenienze politiche del momento. Un fatto che purtroppo non è accaduto». |