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di Giacomo Galeazzi La Stampa 17 maggio 2010 «Il nemico da combattere è il peccato nella Chiesa». Davanti ai 200 mila fedeli accorsi in piazza San Pietro per sostenere la «tolleranza zero» contro gli abusi nel clero, Benedetto XVI ribadisce la sua linea di «rinnovamento» e «purificazione». Nel giorno del grande abbraccio del popolo cattolico, che si è stretto intorno al Pontefice per testimoniargli vicinanza dopo lo scandalopedofilia, la scelta del Pontefice è netta: impegno e assunzione responsabilità invece degli strali di Curia contro cospirazioni di lobby e «chiacchiericcio».
«Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa». Non sono i nemici esterni a preoccupare Joseph Ratzinger, né tantomeno i presunti attacchi mediatici (a cui inizialmente la manifestazione voleva rispondere), ma i «peccati» che esistono all’interno della Chiesa, di fronte ai quali serve ora un forte «impegno di rinnovamento spirituale e morale». Movimenti e associazioni hanno risposto in massa: da Cl, all’Azione Cattolica, dal Rinnovamento nello Spirito alla Comunità di Sant’Egidio; dalle Acli alla Coldiretti. Una marea di striscioni, bandiere, berretti, palloncini colorati, cartelli di parrocchie, diocesi, scuole e 30mila sms recapitati tramite Rai. Ad aprire il «Papa-day» il momento di preghiera guidato dal leader della Cei Bagnasco: la Chiesa sia «purificata dal peccato dei suoi figli» e ascolti «il grido» delle vittime degli abusi, «di coloro che sono nel dolore perché trovino giustizia e conforto». Insomma, la vicinanza dell’intera galassia ecclesiale sia al Papa sia «a chi ha sofferto a causa di coloro che avrebbero dovuto essere immagine di Cristo buon Pastore». Da parte sua Benedetto XVI ha sottolineato come Dio sia «vicino a ciascuno di noi» e guidi «il nostro cammino cristiano»: «È compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita». Quindi, ai «fratelli nel sacerdozio», il Pontefice ha rinnovato il «particolare invito» affinché «nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica». Infine, subito dopo il «Regina Coeli», esprimendo «di cuore» la sua «viva riconoscenza» a tutti i fedeli, le associazioni, i politici presenti a «questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà», il Papa ha rimarcato con fermezza che «il vero nemico da temere e da combattere» è «il peccato» che «contagia anche i membri della Chiesa». «Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni», ha avvertito il Pontefice nel dirsi emozionato come di fronte alla «immensa moltitudine» di Fatima e ripetendo il suo appello alla «conversione dei cuori». «Qui vediamo presente tutta l’Italia!», ha esclamato «a braccio» per poi esprimere, compiaciuto e sorridente, la sua «grande gratitudine e gioia» per la massiccia manifestazione di affetto. «Grazie per la vostra presenza e fiducia» e «andiamo avanti nel Signore con la sua grazia». Una fiducia che rafforza l’azione avviata dal Papa per «purificare» la Chiesa. «La gente ha capito il messaggio sulla penitenza - commenta il segretario di Stato, Bertone -.E’ il segno che gli appartenenti alle diverse forze della Chiesa e ai movimenti sono impegnati a rinnovare dal profondo la Chiesa, a risvegliare la testimonianza con il Vangelo». |