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Vaticano II. Un testamento che turba la Chiesa romana |
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A cinquant’anni dal primo annunzio del Concilio, che ne è dell’eredità della grande Assemblea voluta da papa Giovanni? Benedetto XVI ha celebrato l’anniversario cancellando la scomunica ai vescovi lefebvriani che pur continuano a sostenere l’antisemitismo teologico. La vergogna di Richard Williamson. Confronti maggio 2009 Sono appena trascorsi cinquant’anni da quando, il 25 gennaio 1959, Giovanni XXIII annunciò per la prima volta l’intenzione di convocare il Concilio Vaticano II, che si sarebbe poi celebrato in san Pietro dal 1962 al ‘65, in quattro distinte sessioni autunnali. L’anniversario, per volere di Benedetto XVI che così ha inferto, di fatto, un vulnus alla memoria e all’eredità del Concilio, si è incrociato con la cancellazione della scomunica a quattro vescovi seguaci di monsignor Marcel Lefebvre, acerrimi avversari delle deliberazioni della grande Assemblea. Uno, poi, di tali vescovi, il britannico Richard Williamson, ha sostanzialmente negato la Shoah, e questa ulteriore vicenda – di per sé non legata alla precedente – ha aperto un’altra finestra che, indirettamente, getta una luce sinistra sul mondo dei tradizionalisti ora riabilitati e sulla «politica» d’Oltretevere. |
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Sulla grazia ai lefebvriani: la dichiarazione di Tubinga |
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A proposito della rimozione della scomunica dei vescovi della “Fraternità San Pio X”: Dichiarazione dei professori della Facoltà di teologia cattolica dell’Università di Tubinga. “La rimozione della scomunica comminata ai vescovi della ‘Fraternità sacerdotale San Pio X’ rappresenta uno scandalo ed un grave appesantimento del nostro lavoro, ma anche del lavoro di molti preti, di collaboratori e collaboratrici pastorali, di insegnanti di religione. Chi si adopera, sul fondamento del concilio Vaticano II, per una chiesa e una teologia del dialogo aperto con il mondo e le religioni, in particolare con il giudaismo, avverte un’offesa. |
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Quale schematismo? Sul conflitto nelle interpretazioni del concilio |
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di Silvia Scatena In un recente contributo su «Il Regno» (10/2008), La recezione del Concilio. Sul conflitto delle interpretazioni, Giuseppe Angelini ha individuato nell’allocuzione di Benedetto XVI alla curia romana del dicembre 2005 un elemento che avrebbe notevolmente concorso ad alimentare la forma «di un’alternativa alquanto schematica» del conflitto delle interpretazioni del Vaticano II: «quella tra il modello della continuità e quello della discontinuità». Pur riportando nella nota 1 alcuni passaggi di quel discorso del papa – che contrapponeva due ermeneutiche del concilio, un’ermeneutica della discontinuità ed un’ermeneutica della riforma dell’unico soggetto-Chiesa –, nel testo la contrapposizione è stata invece presentata tra «l’interpretazione dell’evento conciliare nei termini alternativi della continuità o della rottura» [cors. mio]; contrapposizione che troverebbe per l’A. «più precisa determinazione, e [...] insieme la sua motivazione, nella denuncia di una precisa ermeneutica del Concilio, secondo la quale la sua verità non sarebbe da cercare nei testi prodotti, ma nell’evento stesso». [...] vettore di uno spirito del Concilio che deve prevalere rispetto alla lettera». |
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di Raniero La Valle Il Concilio resiste. La restaurazione dolce non funziona. Essa consiste nel tornare a prima del Concilio, ma in nome del Concilio, citando il Concilio e dicendo che ci eravamo sbagliati nel credere che il Vaticano II avesse apportato un «aggiornamento», una novità. Non funziona perché se ci si appella al Concilio per rimuovere il Concilio, in quello stesso momento il Vaticano II si prende la sua rivincita, e la rimozione si rivela impossibile. È quello che è successo con gli ultimi due balzi all'indietro che la Chiesa ha rischiato in questo mese di luglio. Il primo, con la «liberalizzazione» della Messa in latino, cioè il ritorno alla liturgia tridentina; e il secondo con il ripristino dell'idea che solo nella Chiesa cattolica c'è la vera Chiesa, per cui ecumenismo e dialogo interreligioso tornano ad essere puro e semplice proselitismo cattolico. |
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Il concilio? Così è, se vi pare... |
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Leggerezze e banalità nella discussione sul Vaticano II di Giuseppe Ruggieri Sono passati quasi cinquant’ anni da quel 25 gennaio 1959, in cui papa Giovanni XXIII annunciò il suo proposito di indire un concilio davanti ad un gruppo di cardinali silenziosi ed esterrefatti. Ne sono passati quasi quarantacinque da quando quel concilio ebbe termine l’8 dicembre 1965. Ciò non toglie che quel concilio resti un oggetto quasi misterioso a quanti lo esaltano e lo denigrano, a quanti vorrebbero “applicarlo” (parola già di per sé molto brutta!) e a quanti semplicemente vogliono farne a meno. Perché? Disinteresse, paura, presunzione di saperne di più? Forse tutto questo e altro ancora. |
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